
lunedì 21 dicembre 2009
martedì 15 dicembre 2009
accedere al grossolano e al sottile
discernere distillando
il pc gira su una partita di calcio tra filosofi
nell'altra stanza intorno ad una tavola apparecchiata
si spendono parole di consapevolezza ed interiorità
sono sulla linea di confine
scaldata da un gatto e dal camino
la sigaretta mi si consuma tra le dita
avendo perso il piacere di fumare
stasera le lusinghe hanno saturato l'aria
ma è rimasto ben poco
dell'immediato moto emotivo nato dall'istante
...solo un vago odore di mandarino tra le dita
sbucciare e mangiare un mandarino
è un'arte
privare la rosa dall'involucro giallo
e gli spicchi , uno ad uno
dalla ragnatela morbida e tenace
non è cosa da poco
una sezione per volta
ponendo attenzione e cura
affinchè non si laceri la pellicola che avvolge
la perfezione delle minuscole gocce contenute all'interno
non ho mai contato queste ultime
...chissà se contengono lo stesso numero
un giorno o l'altro avrò l'ardire di cimentarmi in questo conteggio
lo spicchio nudo è lì
lucidato dagli innumerevoli passaggi delle mie dita
e si lascia guardare
in attesa degli incisivi che apriranno un varco
per la fuoriuscita dei semi
alcune gocce di succo lambiscono le labbra nell'azione
e la promessa del gusto eccita ed accelera il senso
è una sera di inquietudini e stasi
di semi sparsi in più terreni
in attesa di germogli che tardano ad arrivare
...ci sono fiori che crescono senz'acqua
mi dicesti in una stagione oramai remota
ti ho creduto allora
...ti credo adesso
martedì 1 dicembre 2009

realtà unica...
i tre elementi da cui ero composto
stavano raggomitolati al mio interno
come tre serpenti
sapevo che ognuno sarebbe stato mortale per gli altri
se gli fosse stato permesso di attaccare
se l'avessi data vinta a uno solo di essi
avrei dovuto rinnegare due terzi di me stesso
sicchè
l'unico modo di sopravvivere
era trascendere le divisioni
trovare un mezzo per armonizzare le tre componenti
...e procedere
lunedì 16 novembre 2009
scese fino al settimo gradino della scala
e tese l'orecchio
si muoveva in punta di piedi per non svegliar nessuno
proprio come pensava
uno parte in tromba
si smarrisce coraggiosamente nell'ignoto
prende alcune risoluzioni valide
quanto contraddittorie
sbanda
e finisce per non tornare
si sedette sul settimo gradino
i suoi pensieri si urtavano
si accavallavano
oppure si allontanavano gli uni dagli altri
come le placche della crosta terrestre
tutte impegnate a slittare su quella roba scivolosa e calda
che c'è sotto
sul mantello incandescente
è spaventosa questa storia delle placche impazzite
sulla superficie della terra
non c'è verso di farle star ferme
la tettonia a placche
si chiama così
la tettonica dei pensieri
gli slittamenti continui e ogni tanto
inevitabilmente
il pigia pigia
a cosa serve una pietra di basalto per cantare?
ah, il basalto
quando le placche si discostano
fuoriesce il basalto
quando si sovrappongono, fuoriesce qualcos'altro
il... ?
la... ?
l'andesite
proprio così, l'andesite
e perchè questa differenza?
mistero
seduto su un gradino di legno
alle tre di notte passate
aspettava che le placche si assestassero
si passo le mani sugli occhi
stava arrivando al punto in cui la rete dei pensieri
diventava una tale ammucchiata
da non poterci nemmeno infilare un ago
il grande bisogno era l'acqua
le maree
quelle vaste
oceaniche
l'oceano che raffredda la lava
anche se il fondo dell'oceano non è calmo come si pensa
fosse, fratture...
e magari in fondo in fondo
si trovano persino delle specie animali
sconosciute e ripugnanti
- dovresti andare a dormire, dico sul serio
a t. la tettonica a placche non era mai interessata
eppure gliene aveva parlato varie volte
non gli andava di farsi trovare lì al suo ritorno
salì rapidamente al secondo piano
aprì la finestra per rinfrescare l'aria
e si coricò
...sapeva che il sonno
sarebbe tardato ad arrivare
e tese l'orecchio
si muoveva in punta di piedi per non svegliar nessuno
proprio come pensava
uno parte in tromba
si smarrisce coraggiosamente nell'ignoto
prende alcune risoluzioni valide
quanto contraddittorie
sbanda
e finisce per non tornare
si sedette sul settimo gradino
i suoi pensieri si urtavano
si accavallavano
oppure si allontanavano gli uni dagli altri
come le placche della crosta terrestre
tutte impegnate a slittare su quella roba scivolosa e calda
che c'è sotto
sul mantello incandescente
è spaventosa questa storia delle placche impazzite
sulla superficie della terra
non c'è verso di farle star ferme
la tettonia a placche
si chiama così
la tettonica dei pensieri
gli slittamenti continui e ogni tanto
inevitabilmente
il pigia pigia
a cosa serve una pietra di basalto per cantare?
ah, il basalto
quando le placche si discostano
fuoriesce il basalto
quando si sovrappongono, fuoriesce qualcos'altro
il... ?
la... ?
l'andesite
proprio così, l'andesite
e perchè questa differenza?
mistero
seduto su un gradino di legno
alle tre di notte passate
aspettava che le placche si assestassero
si passo le mani sugli occhi
stava arrivando al punto in cui la rete dei pensieri
diventava una tale ammucchiata
da non poterci nemmeno infilare un ago
il grande bisogno era l'acqua
le maree
quelle vaste
oceaniche
l'oceano che raffredda la lava
anche se il fondo dell'oceano non è calmo come si pensa
fosse, fratture...
e magari in fondo in fondo
si trovano persino delle specie animali
sconosciute e ripugnanti
- dovresti andare a dormire, dico sul serio
a t. la tettonica a placche non era mai interessata
eppure gliene aveva parlato varie volte
non gli andava di farsi trovare lì al suo ritorno
salì rapidamente al secondo piano
aprì la finestra per rinfrescare l'aria
e si coricò
...sapeva che il sonno
sarebbe tardato ad arrivare
martedì 3 novembre 2009
mercoledì 21 ottobre 2009

non ho un libretto di istruzioni a cui rifarmi
l'accompagnarti mi abita
non appartieni a me
lo so
abbiamo tenuto insieme il filo di quell'aquilone
ho avuto cura così come ho potuto
di non soffocarti con quel filo che si annodava tra le nostre mani
pregiudicando il volo
i legami a volte son nodi che strangolano...
so che non sono pronta a lasciar quel filo
so che quel filo tu
vuoi tenerlo da solo
la mia e la tua fragilità
su quell'aquilone etereo
giovedì 8 ottobre 2009
le radici non sono così semplici da curare
non le vedi
...bisogna imparare a sentirle
ho sempre privilegiato le cime del mio albero
l'ho diviso in sezioni
dimenticando tutto tranne che la cima
come se la sua esistenza fosse solo l'ultima fogliolina
...quella più in alto
i colpi che ha subito
sono stati innumerevoli e terribili
...non so come abbia fatto a resistere
non so chi e cosa lo abbia ancorato
è cresciuto il mio albero su un tappeto sintetico
poggiato su un terreno arido e sabbioso
nutrito solo di pensieri maldestri e fantasie
negli ultimi anni
segni di cedimento sono comparsi sul tronco
e lo sfogliarsi della corteccia
ha disegnato un cuore melanconico
ho bisogno di segni tangibili per porre attenzione?
ho dovuto far silenzio tra le cime chiaccherine
per riuscire ad ascoltare ciò che aveva da dire
ha un linguaggio differente
ed io, che l'abitudine mi porta ad ascoltar con le orecchie la cime
devo disimparare
e ascoltare con altro
ciò che percepisco ha poco a che fare con i sensi
...questa richiesta di unità quasi urlata
questa esigenza di pienezza
questa prepotenza di tangibilità
non è robetta spuria
dovrò in questa stagione che volge a renderlo cangiante
attraente e bellissimo
non dimenticare il resto
...ciò che lo compone e soprattutto quello che non vedo
non le vedi
...bisogna imparare a sentirle
ho sempre privilegiato le cime del mio albero
l'ho diviso in sezioni
dimenticando tutto tranne che la cima
come se la sua esistenza fosse solo l'ultima fogliolina
...quella più in alto
i colpi che ha subito
sono stati innumerevoli e terribili
...non so come abbia fatto a resistere
non so chi e cosa lo abbia ancorato
è cresciuto il mio albero su un tappeto sintetico
poggiato su un terreno arido e sabbioso
nutrito solo di pensieri maldestri e fantasie
negli ultimi anni
segni di cedimento sono comparsi sul tronco
e lo sfogliarsi della corteccia
ha disegnato un cuore melanconico
ho bisogno di segni tangibili per porre attenzione?
ho dovuto far silenzio tra le cime chiaccherine
per riuscire ad ascoltare ciò che aveva da dire
ha un linguaggio differente
ed io, che l'abitudine mi porta ad ascoltar con le orecchie la cime
devo disimparare
e ascoltare con altro
ciò che percepisco ha poco a che fare con i sensi
...questa richiesta di unità quasi urlata
questa esigenza di pienezza
questa prepotenza di tangibilità
non è robetta spuria
dovrò in questa stagione che volge a renderlo cangiante
attraente e bellissimo
non dimenticare il resto
...ciò che lo compone e soprattutto quello che non vedo
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